2007-12: Il campo dei pastori

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Carissime Figlie in G.C.

 

Se il mio cuore ardesse di amore verso Gesù Bambino come ardeva quello dell’umile San Francesco di Assisi, oh! come vorrei trattenermi a lungo con voi, mie in Cristo dilettissime, a parlarvi del grande eccesso di amore che in questa santa ricor­renza il Figlio di Dio ci mostrò col farsi uomo e comparire tra noi in quella forma tanto umile e tanto attraente di tenero Bam­binello!

Portiamoci, mie dilettissime, all’umile capanna di Betlemme e contempliamo ad una ad una le virtù sublimissime che esercita quel tenero e dolce Bambino, Dio e uomo… Prendiamone in particolare tre… la carità, l’obbedienza e la semplicità

Non lasciamo di bene apprendere e praticare l’importantis­sima lezione che Gesù Cristo ci dà, di praticare, cioè, prima noi tutto quello che vogliamo insegnare a praticare agli altri.

Il Figliolo di Dio, sapienza infinita… prima le esercitò Egli stesso per trenta intieri anni, e poi le predicò ed inculcò agli altri.

Tratteniamoci più lungamente che possiamo, mie dilettissime, in questi santissimi giorni, nella Capanna in compagnia di Maria SS. ma e S. Giuseppe e preghiamo con tutto il fervore del nostro spirito questi due santi Personaggi che ci ottengano dal Divino Infante Gesù la grazia di rinnovare davvero il nostro spi­rito, e tanta forza da potere da qui innanzi camminare sulle pe­date del nostro Dio, fattosi, per eccesso d’amore, nostro Pedago­go, Maestro e Guida.

A tanto vi esorto con tutto il calore possibile e tanto vi auguro con la maggior effusione del mio…

vostra aff.ma nel Signore Suor Paola Frassinetti

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Il Natale che ogni anno ritorna carico di mistero e di speranza, rischia di perdere quel senso d’infinito e l’intensità d’amore per cui facciamo festa: la tenerezza di Dio che si è fatto Bambino…

E il rischio è sempre in agguato, anche per noi, abbagliati da troppe “cose” che non sono l’essenziale…

 

Natale si aggirava pensoso nel Campo dei pastori…

Cercava la sua grotta! Lo sapeva da tempo: non c’era più!

Eppure… il desiderio lo tradì: voleva rivivere quella notte!

Aveva perlustrato il mondo. Da molti anni, ormai, continuava a vagare tra il cemento e lo smog in cerca di quel sogno, di quel palpito notturno, ma era inutile!

Gli uomini non erano più gli stessi! Avevano smesso di essere bambini, avevano smesso di sognare…

Sì, avevano rubato luci all’immensità dei cieli e la notte era chiara come il giorno, ma il palpito di quella notte!

Il tremolio che da lassù stillava sulla grotta come rugiada su corolla immensa… Quell’annuncio, quel canto, quella preghiera umile dei poveri pastori inginocchiati sulla zolla bruna col cuore in mano più che i loro doni, ché avevano solo povertà…

Stretto nei suoi pensieri Natale s’inoltrò, vagando, nel folto della selva lasciando alle sue spalle le dimore sicure degli uomini sicuri, in cerca di una grotta…

“Non sarà più la Sua – si disse – ma sarà una grotta ed io lì l’attenderò, il mio Bambino,  il mio Signore e Re, il mio Dio! Egli mi riconoscerà!”.

Entrò furtivamente – potevano esserci bombe, fucili, munizioni… “Non si sa mai, di questi tempi!…”, esclamò Natale – e la trovò rassicurante.

Non era proprio “quella” grotta, ma le rassomigliava.

La grotta era davvero la “sua” grotta! C’era l’asino tiepido e, accanto a lui, il bue mansueto, e il viso vergine, di quella donna Madre, e c’era un uomo, sorridente e mite, affaticato dalla nostalgia (aveva preparato tutto e si trovava lì a non avere nulla per quel Bimbo ormai nato), e c’era Lui, il Fiore tenero e soave  che brillava di Dio perché “era” Dio, Natale lo sapeva.

“È proprio vero!”, disse, “Si va lontano, a volte, a cercare la luce, e te la trovi, poi, improvvisa, in fondo al cuore…”.

Si stropicciò gli occhi destato dal bagliore, da un brivido di commozione, da nuovo struggimento: era sogno o realtà? Natale non sapeva dirlo, ma c’erano le stelle palpitanti e pure che parevano discese nella grotta, c’erano cori d’angeli, e pastori estasiati davanti ad un Bambino…

Si alzò improvvisamente, raccolse il suo mantello e si mise in cammino per dare finalmente al mondo l’annuncio sospirato:  “Venite tutte, genti, venite ad adorarlo! C’è ancora quella grotta, è tornata a fiorire, e nella grotta Lui, il Bimbo-Dio che vi attende e desidera per stringervi al Suo Cuore!”.

Mentre così pensava la visione svanì…

“Allora ho sognato! Ancora una volta era un sogno!”, esclamò, triste, riprendendo ad andare. 

“Hanno smarrito, gli uomini, il senso del Natale!  Io non esisto più!”.

Sentì nel cuore come un mormorio di pace: “Tu sei il Natale vero, fatto di notte luminosa, di preghiera adorante, di povertà e di doni, d’angeli e di cometa, di gente umile che non possiede niente se non un cuore grande, pura capacità che si strugge d’amore… Non importa più se un Natale diverso corre le vie del mondo fra mille luci materiali che non pervadono le menti, il cuore, la benevolenza…”.

“Ho capito – esclamò Natale – io continuerò il mio sogno, sarò il Natale vero, e correrò la terra per schiudere le menti all’abbraccio di un Bimbo, al sorriso di Dio, all’Amore che si è fatto Carne perché la carne si facesse Amore”.

 

 
Non si accorse nemmeno del sonno che scendeva su di lui mentre i pensieri vagavano nel sogno come lui nel campo, ed improvvisamente… ecco il prodigio! 

 

 

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