13/02/2009

 Roma, Gennaio 2009

 

         Carissime Sorelle,

 

         il nostro cammino continua, in questa tappa, particolarmente sostenuto dall’intercessione di Santa Dorotea.

         Passo dopo passo ci stiamo avvicinando ai primi due grandi eventi celebrativi, dopo la solenne apertura dell’Anno Giubilare: la celebrazione dei 200 anni dalla Nascita di Paola (3 Marzo) e i 25 anni dalla Canonizzazione (11 marzo).

         Sicuramente per ciascuna si apre un tempo caratterizzato dalla gioia e dal desiderio intenso di continuare nel mondo, come Paola, la missione di Gesù Cristo.

 

         La proposta per questo tempo è di percorrere un tratto di strada accanto ad altri, essendo per loro Presenza che accoglie e sostiene nella missione comune.

 

         Le vostre sorelle

         dell’Equipe internazionale per il Giubileo

  

…camminava con loro…

  

 

I Discepoli di Emmaus        

      Ed ecco che in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

        Ed Egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?».

        Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».

        Domandò: «Che cosa?».

        Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso.

        Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.

        Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il Suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che Egli è vivo.

       Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

         Ed Egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».

         E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui.

         Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, Egli fece come se dovesse andare più lontano.

         Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.

         Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.

         Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

         Ma Egli sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

         E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:

         «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».

         Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)

 

         Il Signore si mette accanto.

         Si lascia condurre fino al cuore della nostra delusione, della nostra tristezza, della nostra fatica a dare un senso a ciò che è accaduto.

         Semplicemente si mette al nostro fianco e camminando con noi crea, con la Sua presenza, uno spazio perché il dolore possa essere detto e la solitudine diventi compagnia.

 

         “Essere PRESENZA significa stare “con”.

         È non permettere che l’altro rimanga nella solitudine perché noi siamo al suo fianco.

         È portare avanti insieme la missione che il Signore ci affida”. (Lettera Annuale 2008)

 

         Mi fa molto piacere che scriviate alle altre case: teniamoci unite più che possiamo ed aiutiamoci reciprocamente a costo anche dei sacrifici, onde si stabilisca e consolidi bene in tutte noi la santa carità”.  

         (Lett.  539, 16)

 

         “Per il voto di povertà imitiamo Gesù Cristo nel Suo atteggiamento di fronte ai beni della creazione: poiché li valorizziamo, vogliamo divento possibile la fraternità universale, condividendo quanto siamo e abbiamo; poiché non li consideriamo un assoluto, vogliamo usarli con libertà di cuore, nello spogliamento e nell’austerità.

         Con questo voto ci impegniamo a usare e disporre dei beni materiali, dipendendo dalle legittime coordinatrici”.

         (Cost. 15)

 

         “La gioia e la serenità, l’amicizia sincera, la dimenticanza di sé, la delicatezza nel tratto sono espressioni di una comunione fraterna caratterizzata dalla semplicità che distingue il nostro spirito di famiglia e rendono la comunità capace di apertura e di accoglienza”. (Cost. 32)

 

         “É la comunità, è la relazione e convivenza tra sorelle, l’ambito più immediato dove concretizzare il nostro amore universale e in cui costruire la comunione a cui siamo chiamate nel modo in cui Paola l’ha vissuta e ce l’ha trasmessa”. (Doc. di Spiritualità pag. 68)

 

 

 

ü       L’Autenticità

della nostra Orazione

    si prova nella vita

      

      (Cost. 40)

 

-         Quale tipo di “presenza” siamo noi,

dentro la nostra comunità, nella nostra missione?

 

-         Come possiamo crescere

nell’essere presenza di “vicinanza”, di “solidarietà”,

di “comunione”, di “condivisione”? 

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